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idea
grafica  |
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Dedicato
a questa domenica infinita, dedicato alla nebbia che quasi sicuramente
anche questa sera tingerà Milano, e dedicato infine ai Mardi Gras,
i quali (Alessandro-Davide-Fabrizio-Silvia) hanno saputo registrare
un disco semplice. “Drops Made” si fa ben ascoltare, è come il
canonico te inglese delle ore cinque o giù di lì. Orbene se manca
io m’incazzo da morire. I Mardi Gras con la tiepida poesia folk
(molto Opal) rassicurano questo sommesso finale di giornata. La
voce di Silvia, infine, non ha proprio nulla da invidiare a tante
celebrate ugole anglofone.
Claudio
Baroni
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| Trafficanti:
Giorgio Canali +Mardi Gras + Poppys Portrait |
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Roma,
10/dicembre/2006 [[[Il Coprifuoco Romano]]] (L'uso delle triple
parentesi vuole donare al titolo un'eco epica e solenne) Riaversi
da "quel" sabato sera è impresa ardua. Come scalare il Pirellone
a piedi nudi di notte. Ma insieme al sempre più fido Aguirre proviamo
l'impresa. Temeraria. Soprattutto tra le 20:30 e le 22:15. Il
coprifuoco è suonato da qualche minuto quando l'umidità stringe
la gola ricattandoci con le sue infettive conseguenze. C'è un
rospo occhialuto alla cassa di una pizzeria di periferia. Ci sono
bambini sputati dall'inferno. Ci sono camerieri che sottovoce
si passano il risultato della "partita". Che condiziona e annulla
le menti e i corpi. Ma è così bello rimanerne fuori. Per questo
abbiamo deciso di dare fiducia alla meritoria rassegna cantautorale
Trafficanti che il locale tiburtino ha programmato in tre serate.
[La Terza Serata] Prevede i prediletti Poppy's Portrait, i Mardi
Gras e il sempre teso Giorgio Canali. Ma le sorprese non sono
finite. Al piano superiore, intanto, un sottofondo musicale stuzzica
le nostre più mere cattiverie. E' lo split tra Calexico e Iron
And Wine. Chiediamo che venga sostituito. Ci accontentano con
Graham Coxon. Ora è come stare a casa. Tra nerds. Passa anche
Bugo. Il capolinea è completo. [Poppy's Portrait] Versione set
"seduto" per i tre musicisti romani che trasformano il loro approccio
abituale grazie anche all'apporto alle tastiere di Daniele Gennaretti
(ex Red Cherry). Suono acustico (in parte), frenato, loungizzato,
reso soffice lungo una manciata di brani che - come sempre - convincono
e testimoniano l'assoluta bontà del Condemi, del Cerroni e del
Freda. Il palco è accogliente. Pieno zeppo di strumentazione.
Tra sedie, sgabelli e aria di jam tra amici. [Mardi Gras] Il quartetto
supporta "Drops Made". E' una formazione atipica per la nostra
città. Perchè convivono senza pestarsi i piedi, il folk dei buscatori
irlandesi, il roots rock della tradizione americana e le attitudini
e le atmosfere da club nuvoloso. Ma anche l'immaginario e l'universo
cantato dalle poetesse/cantautrici degli anni '70. Grazie alla
voce "particolare" di Silvia Olivares ottimamente supportata da
Davide Iacoangeli al contrabbasso, Fabrizio Fontanelli alla chitarra
e Alessandro Fiori alla batteria. Alcuni problemi tecnici aprono
un gustoso siparietto nel quale si è intrattenuti da un alticcio
personaggio che arriviamo a pensare sia un grandissimo estimatore
di Giorgio Canali. Nel frattempo Bugo si aggira furtivo. E dalle
scale vediamo scendere Violante Placido E' l'ora del gossip. Ma
i Mardi Gras concludono tra gli applausi. "Untitled" è il mio
pezzo del cuore. [Giorgio Canali] Gran parte dei convenuti segue
il concerto accasciata sul pavimento. Come in una sorta di happening
tantrico/mantrico che sa però di occupazione studentesca o se
volete di festival hippie. Accompagnato da chitarra elettrica
e violoncello, ecco entrare un sempre più integro Giorgio Canali.
Che è come dire un pezzo di storia della genesi CCCP - CSI - PGR.
Ma anche la storia di tre lavori solisti che andrebbero scoperti
e amati. Il volto scavato ricorda a volte un Klaus Kinski meno
spiritato, altre un Willem Dafoe meno compiaciuto. Ma quello che
conta è la musica. Mentre il super fan urla a squarciagola un
rosario da perfetto adoratore, la graziosa Violante si accomoda
in terra, presto raggiunta dal suo compagno (un giovane attore
del quale mi sfugge il nome ma protagonista dell'ultimo video
dell'orco cattivo Ligabue!). Bugo è attento qualche metro più
a destra accanto alla sua ragazza romana. Canali è autentico rosso
fuoco. Scherza. Prende ripetutamente a testate il microfono. "Ognuno
ha i problemi che si merita" riferendosi all'urlatore. Pose plastiche
per ringraziare. Poi giù "verso la fine". L'aria si tende ad ogni
interpretazione. Tra il suo amato francese e quelle scosse da
autentico dominatore carismatico. Qualche brano nuovo sul quale
sta ancora lavorando... flashback nel passato recente e per il
bis l'arrivo di Bugo alla batteria con un gran pezzo di stampo
bandistico molto trascinante*. Migliore chiusura non ci poteva
essere. Sono da poco passate le due. E' giù lunedì. E' già tempo
di guardare oltre.
Nerds
Attack- MusicaRoma
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| Trafficanti:
Giorgio Canali +Mardi Gras + Poppys Portrait |
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quella
sera in cui ci fu anche chi disse che giorgio canali è un punk
Riprendersi da un sabato sera alcolico non era stato facile, e
fuori faceva un freddo da pinguini che passano accanto alla tua
macchina con le sciarpe rosse e ti salutano col sorrisetto di
chi si prende gioco di te. C'era il derby che ispirava pizza e
birra davanti a sky, per chi sky ce l'ha. Si poteva andare da
amici a vederlo, ma già che si usciva di casa perchè non andare
all'ultma serata di Trafficanti al Traffic? La scaletta prometteva
bene e già si parlava di qualche sorpesa che nel corso della serata
avrebbe premiato la nostra temerarietà. Iniziano i Poppi's Portrait.
"Ma quanti concerti abbiamo visto dei Poppi's negli utimi due
mesi?" Tanti, ma stavolta è diverso. Stavolta sono seduti e il
set è un po' acustico, un po' elettrico, c'è aria di jam nell'aria
e l'atmosfera già si riscalda. Pausa. Birra. "Hai visto, c'è Violante
Placido?" "Certo, perchè c'è Bugo"..
Partono i Mardi Gras: voce, contrabbasso, chitarra e batteria,
nessun cambio di formazione, tutto impeccabile.
Pausa.
Rum e pera. "Ma chi è quello che sta con la Placido?" "Dai, è
quello che fa l'attore, che ha fatto anche l'ultimo video di Ligabue."
E'
il suo momento. Accompagnato da chitarra elettrica e violoncello
ariva sul palchetto Giorgio Canali, che è un pezzo di storia della
genesi CCCP -CSI - PGR, ma che è anche la storia di tre lavori
solisti. L'atmosfera diventa subito un misto di occupazione studentesca
e comune hippy, la gente si accascia per terra e fuma in libertà.
C'è qualcuno che urla da perfetto fan e Canali lo prende in giro.
Tutto fila liscio anche quando al momento del bis arriva Bugo
alla batteria e mettono su una "Precipito" trascinante e degna
di una giusta conclusione. Ultimi saluti, bicchiere della staffa
e via verso i pinguini che erano rimasti ad aspettare fuori perchè
non riuscivano a sopportare tutto quel fumo.
Indie
Gestione
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| Mardi
Gras + TKO live report |
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TKO
– Mardi Gras – The Niro – Le 5 Anatre
Roma
-Traffic, 7 aprile 2006 live report 8/10
Un venerdì sera affidato a quattro gruppi al Traffic (Roma), per
un crescendo emozionale. La serata si apre con Le 5 Anatre, gruppo
romano di tre elementi (Mauro Alessandri – voce e chitarra, Daniele
Borsato – chitarra, Alessandro Virgilii – tastiera) più due non
troppo fissi (Manrico D’Angelo – basso, Silvestro Mascali – batteria),
con un repertorio ispirato a Guccini. Propongono però anche un
paio di pezzi originali A Un Assassino e Nuvole, testi non facili
per l’ottima voce di Alessandri e la bravura degli altri musicisti.
Si cambia. Si riabbassano le luci e sale sul palco The Niro, alias
Davide Combusti, accompagnato da un altro chitarrista Claudio
Forlini, entrambi di Roma. Josèe il primo pezzo: un tuffo al cuore.
The Niro ha una voce da mozzare il fiato, quasi ipnotica. I pezzi
si susseguono seguendo un fluido invisibile, in cui la chitarra
di Forlini, molto bravo, segue la voce di The Niro, come in The
Ship, fino alla chiusura con Dreamer, dove le chitarre si agitano,
si caricano quasi di rabbia, forse per reggere il confronto con
la voce del cantante, una scheggia impazzita nei ventricoli del
cuore. Un’atmosfera che avremo modo di ritrovare nell’album d’esordio
che The Niro sta producendo con Gianluca Vaccaro (già collaboratore
di Carmen Consoli e Otto Ohm) e Roberto Procaccini (tastierista
degli Otto Ohm). Stop. Avanti un altro. Succede qualcosa di strano…
Sul palco salgono un chitarrista, ovvero Mic dei TKO ed un cantante,
ovvero Fabrizio dei Mardi Gras. Un esibizione estemporanea, per
un tributo a Mic Christopher con il pezzo Hey Day. Ancora stop.
Ora tocca davvero ai Mardi Gras, anch’essi di Roma, praticamente
gli artefici della serata. I Mardi Gras sono Fabrizio Fontanelli
– chitarra acustica, Silvia “Six” Olivares – chitarra acustica,
Davide Iacoangeli – contrabbasso, Alessandro Fiori – batteria.
Salgono sul palco e già si crea un’atmosfera nuova, strane vibrazioni
dovute all’attesa dei loro brani. Il pezzo iniziale è Wintersmell
e gli sguardi e il silenzio del pubblico sono tutti per lei, Six,
l’unica figura femminile di tutta la serata, magnetica, dalla
voce ruvida e profonda allo stesso tempo. Il silenzio del pubblico
durante l’esibizione dei Mardi Gras pare faccia parte del loro
marchio di fabbrica, folk, rock acustici, pezzi ispirati ed intensi
sia nel cantato che negli arrangiamenti. Arriva anche Conversation,
tra i pezzi più conosciuti di Drops Made, il loro album, il pubblico
ha come un sussulto, ma si lascia di nuovo andare alle note di
The Wait fino a Another Day, che tutto lascia intendere, tranne
che la fine della loro esibizione. L’applauso finale può esprimere
ora la partecipazione sonora del pubblico. Tra il pubblico, si
sono fatte notare per tutta la serata due ragazze, prorompenti
nell’aspetto, che sembrano texane per via dei cappelli da cowboy
che indossano, e che ora cominciano anche ad urlare: “TI-CHEI-OH!
TI-CHEI-OH!”. Sono irlandesi. E sono qui solo per loro, i TKO,
da Dublino. Il quintetto polistrumentista è alla sua prima esibizione
all’estero, ma è molto conosciuto in Irlanda per via dei live
coinvolgenti e ad un EP Hats Off. Inizio elettrizzante con (Jammin’
In) Room 5. Il pubblico, allo stesso livello del palco è partecipe
fin dalle prime note del pezzo. Continuano con un pezzo dal titolo
in gaelico Erin Og, ovvero giovane Irlanda, per esplodere poi
con Crashin’ Down, davvero potente, che ha fatto saltare tutto
il pubblico, coinvolti oltretutto dalle due irlandesi che li incitavano
a ballare sempre più. Durante lo show hanno proposto anche due
pezzi, suonati solo un’altra volta live, inediti, che includeranno
nel loro primo album: Bitter Twist e Deadline. La prima è introdotta
da un violino elettrico da brivido travolto dalle chitarre irruenti,
sulle quali si abbatte la voce del cantante: il pubblico è quasi
in delirio…e perde completamente i sensi quando partono con la
seconda, un basso molto veloce, quasi funky, chitarre violente
e batteria che continua impetuosa, pestando fino alla fine del
pezzo, mentre i due fratelli Geraghty scendono a ballare con la
folla impazzita. La chiusura è anche il momento in cui Mic (Geraghty),
il cantante, oltre che chitarrista, decide di presentare il gruppo:
oltre lui quindi, Gram Geraghty, chitarra, Steve Lynch, chitarra,
Simon McArdle, basso, Silvestro “the Cat” Mascali (si proprio
lo stesso batterista de Le 5 Anatre, stabile con i TKO), batteria.
Salutano con Let’s Go, ma purtroppo a andare, via, sono loro,
da soli.
per Rockshock:Elisabetta De Ruvo
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rockOFF
(Rockol)  |
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Dopo
un demo e un Ep i Mardi Gras pubblicano il loro primo disco ufficiale
intitolato “Drops made”. La formazione romana, attiva da più di
sei anni, propone sette brani in cui mostrano il loro amore per
il folk anglosassone. La musica dei Mardi Gras è scarna come lo
è la loro impostazione acustica e calda come la voce della cantante
Silvia Olivares. Tra i brani inclusi in “Drops made” segnaliamo
“Untitled” e “High alive”.
Per
rockOFF: Giuseppe Fabris
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Diradio
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Qualcuno dice che la perfezione si nasconde sotto cose semplici
in apparenza. Questa definizione potrebbe tornare utile per inquadrare
il nuovo album dei Mardi Gras “drops made”, insolito quartetto
impreziosito nella sezione ritmica dal contrabbasso e guidato
dalla voce femminile di Silvia “Six” Olivares. Dicevamo semplice,
ed è così che colpisce il disco: la spina è staccata, l’atmosfera
è resa unplugged anche dalla registrazione del suono quasi in
presa diretta a cogliere ogni respiro di voce e strumenti. Le
canzoni, di stampo folk rock, rievocano nei suoni Dylan o il Neal
Young più intimista, mentre la voce di “Six” ricorda (a chi scrive)
quella di Cat Power nuova stellina dell’underground. Nonostante
il profilo acustico “drops mode” rilascia una notevole carica
di energia positiva grazie alle melodie semplici (ancora) e immediate
che si lasciano piacevolmente ascoltare senza stancare. Ottimo
esempio sono per chi ascolta l’opening track “conversation” e
“high alive” quasi una ballad folk country, a ruota completano
egregiamente l’album “untitled”, “home again”, “the wait” e “another
day”. Sicuramente un disco da esportazione ma che farà felici
anche molti italiani attenti a quello che la musica nostrana propone
in parallelo al mainstream.
Per
Diradio: Davide Delfino
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| Rockerilla |
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Esordio
incoraggiante per i romani Mardi Gras, guidati dal duo Silvia
Olivares - Fabrizio Fontanelli, al primo album sulla lunga distanza
dopo un paio di buoni ep. "Drops made" non tradisce l'evidente
ispirazione folk rock e si abbevera a piene mani dalla tradizione
roots: costruzioni scarne ma preziose, che giocano a fare dei
brani piccoli quadretti classici e senza tempo. La tracklist,
coi suoi sette brani (tra cui due differenti versioni di "Conversation"),
è succinta ma abbastanza densa per poter mettere in mostra le
qualità della band, per niente a disagio nel confronto coi maestri
americani. Più volte l'orecchio scorge appunti spiati dal quaderno
di Ani Di Franco o della Cat Power più sommessa, ma, una volta
acquisita maggiore personalità, anche queste ombre sembreranno
sbiadire.
Riccardo Maselli 7/10
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Scene
of Rock  |
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Mardi
Gras, nome del famoso carnevale di New Orleans, nome affidato
giustamente a questa grande nel suo piccolo band. Drops Mode è
il titolo di questo quartetto, all’inizio nato come duo, che si
presenta sulla scena musicale con un sound acustico stile irlandese
unito a quello di una dolce voce interpretata da Silvia "Six"
Olivares, leader di questa formazione sicuramente vincente. Come
dicevamo prima, prendono il nome dal carnevale di New Orleans
e credo che sia giusto e appropriato. Cos’è il carnevale? Il carnevale
è festa, gioia, luci, allegria e soprattutto divertimento nel
esser partecipi a questa festa. Così sono i Mardi Gras che con
il loro mix di suoni dolci e chitarre ritmiche sempre più colorate
e, per completare la festa, un soffice pianoforte che accomunato
al contrabbasso illumina la linea EQ di questa grande/piccola
band. In ogni carnevale, mentre i festeggiamenti proseguono, ad
un certo punto arriva….lui….. il carro più bello, quello più studiato
e elaborato, stessa cosa per “Six” interprete di canzoni meravigliose
come “Conversation” oppure “The Wait”.Drops mode si presenta con
7 tracce armoniose e cariche di interesse dal punto di vista di
eleganza. Ma cos’è a rendere questo ottimo prodotto finale? La
loro stessa musica ci da la risposta. Non è tanto il loro talento
o la loro capacita compositiva quanto la passione che li accomuna
ed è in grado di far tirare fuori il meglio di loro per poi far
emergere un prodotto come Drops Mode.
Voto Complessivo : 9
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| Mescalina |
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Sono
passati cinque anni dal dal loro ultimo Ep: nel frattempo hanno
suonato un po’ in giro, sono entrati in qualche playlist e sono
arrivati anche in Irlanda, dove hanno ricevuto abbastanza attenzione
da essere chiamati ad aprire le date italiane dei Frames, band
che spopola dalle parti di Dublino grazie al carisma di Glen Hansard
(ex Commitments). Soprattutto in questo lasso di tempo i Mardi
Gras sono diventati una band: il passo avanti più importante è
stato compiuto infatti con l’ingresso in formazione di Davide
Iacoangeli (contrabbasso) e Alessandro Fiori (batteria), che si
sono aggiunti al duo formato dalla voce di Six e dalla chitarra
acustica di Fabrizio Fontanelli." Drops made” è il logico
proseguimento di quelle tre canzoni che avevamo ascoltato all’interno
di “Ballads” (2001): il suono acustico si è fatto più completo
e cesellato, nonostante di fondo poggi sempre su una forma di
ballata più pop di quanto voglia sottintendere la sigla della
band. La voce suadente di Silvia “Six” Olivares si muove ora ammiccante
ora raccolta, facendo venire alla mente Linda Perry (Four Non
Blondes) e Alanis Morrisette. Il pezzo d’apertura è “Conversation”,ed
è subito chiaro quanto i Mardi Gras cerchino di accarezzare la
musica americana: il giro d’accordi iniziale richiama “Knockin’
on heaven’s door” di Dylan e tante altre ballate importate dagli
States.Quelle dei Mardi Gras sono ballate piacevoli, a tratti
toccanti.(...)
Christian
Verzelletti
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Rockit
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Sei
brani ben suonati e, soprattutto, molto ben cantati. In questo
loro primo lavoro ufficiale, i Mardi Gras scelgono di proporre
piccole canzoni, semplici ma efficaci; un pop acustico che vira
a volte verso il country (“High Alive”) o verso atmosfere dai
vaghi accenti blues. Il gruppo suona in modo compatto, con un
buon equilibrio tra gli strumenti e, a questo proposito, una nota
di merito va assegnata alla scelta del contrabbasso, talvolta
in grado di apportare da solo un valore aggiunto ai brani (“Untitled”).
Six Olivares è il fulcro del lavoro, grazie ad una voce che si
adatta ottimamente alle sonorità del gruppo e che a tratti ricorda
quella di Alanis Morissette. Uno di questi passaggi è “Home Again”,
brano che, insieme a “Conversation”, dimostra di avere possibilità
da airplay radiofonico (...)
Marco
Villa
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Kathodic
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'Drops made' è l’album di debutto dei Mardi Gras, quartetto acoustic-folk
rock romano composto da Silvia Six Olivares alla voce e chitarra
acustica, Fabrizio Fontanelli alla chitarra acustica, Davide Iacoangeli
al contrabbasso, Alessandro Fiori alla batteria. Questo lavoro
è di una leggerezza palpabile, suadente, sonorità acustiche avvolgono
l’ascoltatore e lo disarmano di poesia. Leggiadri, volutamente
ariosi, i Mardi Gras danzano lungo le scogliere di Dover per essere
ascoltati in un silenzio assorto che ce ne restituisce le scarne
linee melodiche eppure coinvolgenti. 'Drops made' si apre con
Conversation, song squisitamente radiofonica, nell’accezione migliore
del termine, sottolineata dal crescendo di Six, dalla sua inconfondibile
vocalità dolce e rauca allo stesso tempo che incanta gli astanti.
Untitled è un’avvolgente e calda ballata dal sapore acoustic rock.
Qui, come ad un party per pochi intimi, i Mardi Gras si lasciano
raccontare dalle loro melodie, cadenzate da un contrabbasso e
una batteria rispettosi di sostenere strutturalmente i tracciati
delle chitarre morbide di Fabrizio. Home again entra con il sussurrato
di Six, nume tutelare di un focolare, inteso come terra che genera
calore e forza, e si lascia andare sino alle tonalità più alte
per poi ridiscendere nella soave sinuosità e nella gradualità
delicata della chitarra acustica di Fabrizio. High alive è decisamente
il pezzo più country dell’album, anche se, proprio mentre lo etichettiamo,
inopinatamente, cambia registro per mutarsi in un bridge dalla
ritmica più dilazionata. The wait si snoda attraverso un sound
minimale, quasi essenziale, eppure incisivo. Con Another day,
l’atmosfera si fa raccolta e lo strumentale funge da contrappunto
alla voce lirica di Six che, dolcemente sgranata, smussa angoli
immaginifici delle nostre costrizioni metropolitane. L’album è
circolare, si apre e si chiude con Conversation, stavolta però
in un’altra versione (alternate version). L’idea è piacevolmente
autoreferenziale. Il pezzo è meno rarefatto dell’ “originale”,
proprio perché i Mardi Gras si divertono ad arrangiarlo in chiave
quasi pop, naturalmente un pop di qualità. Un oceano placido,
ma non per questo meno intenso, sono i Mardi Gras. Le melodie
instillate lungo il loro viaggio sonoro sono amabili ed armoniose.
In attesa che le distanze fra folk rock, pop e acoustic rock vengano
dissolte, ascoltiamoli on the road, verso spazi immensi, incontaminati.
Dove cielo e terra si confondono. Chiudete gli occhi.
Mariagloria
Fontana
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Sentire
e Ascoltare  |
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Quando
si fa un disco così, conta solo il cuore che ci metti. Quel che
vale è sentirlo vivo, sentire che ci vive dentro qualcosa, qualcuno.
Non un solo istante di Drops Made ambisce a suonare originale:
si tratta di folk rock prevalentemente acustico, mediamente abboccato
però non lezioso, spinto a passo di ballata sul filo che unisce
e divide suggestioni nordeuropee à la Fairport e scenografie "americana"
(vedi in tal senso Home Again, con la slide luccicosa e i palpiti
del piano). Da poco consolidatisi in quartetto, i Mardi Gras -
all'album d'esordio dopo l'ep Ballads del 2001 - affidano alla
voce di Silvia Olivares (che fonda la band nel 1999 assieme al
chitarrista Fabrizio Fontanelli) gran parte della comunicatività,
scelta comprensibile alla luce del timbro aggraziato ma angoloso,
dell'interpretazione generosa e leggermente selvaggia, cui forse
non guasterebbe un pizzico di distacco (se vogliamo considerarlo
un difetto). Belle perché schiette, le melodie e la quadratura
di contrabbasso-chitarre-batteria rimandano agli incantevoli mid-tempo
circolari di Edie Brickell (Untitled), al Dave Matthews acustico
degli esordi (Conversation) o alla mesta solennità di un Gram
Parsons rivisto dai Sodastream, ai quali non puoi fare a meno
di pensare quando il contrabbasso viene suonato con l'archetto,
come nella bella The Wait (brano che affronta con misura e trasporto
il tema della pena di morte). Qualche incertezza di scrittura
- come nel confuso bridge di Another Day - e qualche ingenuità
- come lo scontato crepitio "radiofonico" che a mio avviso un
po' sciupa la saltellante levità di High Alive - non penalizzano
più di tanto il programma, sigillato da una ripresa folk-pop di
Conversation (ritmo più sostenuto, un pizzico d'elettricità, tastiere
a colorare il mood) che gli basterebbe uno spot per prendere il
volo.
Stefano
Solventi
|
| Beat |
|
I
Mardi Gras superano a pieni voti la prova dell'album full lenght,
confermando le ottime premesse del precedente ep "Ballads". La
band cresciuta (non solo numericamente, con il passaggio da duo
a quartetto) e si sente: oltre a passione, immediatezza acustica,
calore (ai quali gi ci avevano abituati), troviamo ora una scrittura
più matura e una Six ancora più convincente, come cantante e interprete.
Un disco poco "italiano" e molto "americano", ma senza scivoloni
di maniera. Folk rock- country da Roma, con un identità ben definita
(un brano su tutti Another Day) e un occhio all'estero. Ad majora
!
Tracks
to download 3/7 Le piu immediate....Conversation - The Wait -
Another Day
(G.C.)
|
| Fuori
dal mucchio online |
|
È
“fatto di gocce” l’esordio sulla distanza lunga (diciamo media:
31 minuti) dei Mardi Gras. Dopo un EP pubblicato solo in Irlanda
(“The Moon EP”, 2000) e un altro anche in Italia (“Ballads”, 2001),
il duo si è fatto quartetto con l’innesto di una classicissima
sezione ritmica: Davide Iacoangeli al contrabbasso e Alessandro
Fiori alla batteria. Il progetto è ancora più compatto e la messa
a fuoco certa: il cuore sonoro dei Mardi Gras è nella traslucenza
cristallina, la voce di Silvia “Six” Olivares trasmette schiettezza
e dolce determinazione, la naturalità risale dalle chitarre acustiche
di Fabrizio Fontanelli e della stessa Six. Potrebbe essere una
via italiana al New Acoustic Movement, anche se italiana per modo
di dire, visto che la band romana si esprime nella lingua di Willy
the Shake. Dispensa confidenzialità “Conversation”, presente anche
in alternate version, ricerca verità nette “Untitled”. “High Alive”
è filologicamente luddista nella riproposizione del vinilico fruscio,
mentre “The Wait”, che racconta la pena di un condannato a morte,
è stata eseguita a una conferenza di Amnesty International davanti
a esponenti del governo americano. Gli accordi della chitarra
si percepiscono senza veli – tutte le corde – come sulla spiaggia
o, meglio ancora, nella stanzetta. Eterna testardaggine degli
adolescenti, che rifugge da schermi e filtri come fossero il demonio.
Qui si situa l’eterno dilemma: corre un capello tra sincera e
spontanea freschezza da un lato, scontato e ingenuo candore dall’altra.
Camminare su quel filo è affare da entusiasti equilibristi
Gianluca
Veltri
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RRockin
in the Free World  |
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Con
alle spalle due Ep l'esordio The Moon, pubblicato solo in Irlanda
e il breve assaggio Ballads del 2002, i Mardi Gras fanno il grande
salto con il loro album di debutto, Drops Made. Composto da sei
brani più una versione alternativa del brano di apertura, Conversation,
il disco si pone come una evoluzione ulteriore del sound della
band romana. Se in passato si erano dedicati con successo ad un
sound assimilabile al rock irlandese di U2 e Waterboys, ora siamo
di fronte ad un sound molto più originale e virato verso atmosfere
più acustiche e roots. Determinante in questo senso è l'inserimento
in pianta stabile, al fianco del nucleo originario composto dalla
talentuosa Six e Fabrizio Fontanelli, di Davide Iacoangeli al
contrabbasso e Alessandro Fiori alla batteria. Drops Made è dunque
un po' il disco della maturità per i Mardi Gras che in questo
caso sembrano aver trovato una perfetta amalgama sonora, avendo
curato nei minimi dettagli la produzione ma soprattutto la composizione
dei singoli brani. Il disco si apre con Conversation, un brano
dall'impatto altamente radiofonico in cui si apprezza una grande
crescita a livello di songwriting, ottima è anche la chitarra
di Fabrizio Fontanelli che tesse una perfetta trama sonora per
la voce di Six. Segue poi Untitled, una rock ballad acustica dal
fascino immenso in cui la voce di Six si sposa perfettamente al
crescendo strumentale della band. Ottime sono anche Home Again,
caratterizzata da un soffice intreccio tra chitarra acustica,
slide e piano e da un ottima prova vocale di Six e High Alive,
una sorta di country ballad aperta in cui il contrabbasso fa da
contrappunto all'eccellente lavoro alle chitarre di Fabrizio Fontanelli.
Chiudono il disco The Wait e Another Day che spostano il baricentro
verso atmosfere più rock senza perdere la loro essenza acustica.
Piuttosto incolore è invece la versione alternativa di Conversation,
che sembra porsi un passo indietro rispetto agli altri brani,
essendo penalizzata da un arrangiamento rock fuori fuoco rispetto
al disco. Un disco sorprendente che dovrebbe aprire occhi ed orecchie
alle major. I Mardi Gras sono una realtà che brilla di luce propria
e questo disco ne è la conferma.
Salvatore
Esposito
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| City |
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"Per
il panorama italiano - che il gruppo svecchia e rinnova attraverso
una ricerca espressiva che ben elabora quanto di meglio giunge
da fuori confine- più di un promessa. Nella loro musica,
infatti, l'eco delle sonorità tipiche del rock irlandese
e quelle dei Waterboys più elettrici. Ma a tirarli fuori
con decisione dalla categoria dei supini emulatori è il
raffinato gusto compositivo,la forza essenziale e sicura dei testi,
l'evidenza di un'ispirazione originale, la sostanza di un'armonia
di coppia che dell'intreccio voce - chitarra dà inaspettata
declinazione".
Gemma
Stornelli, Febbraio 2005
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| Eyeballkid.com |
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"Non
vi fate ingannare dal titolo, i Mardi Gras non sono gli eredi
di Celine Dion. Infatti ‘Ballads’ contiene tre brani di pop chitarristico,
caldo e fuori fuoco. Ci sono anche delle influenze irlandesi e
si vede negli arrangiamenti sciolti delle canzoni, sebbene il
loro background latino viene fuori nelle allegre ritmiche. Il
miglior momento è il finale minaccioso di 'Beneath the
moon' - se questa è la loro idea di ballata mi piacerebbe
acoltare i loro momenti arrabbiati"
recensione:
Colm Larkin
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Maggie's
Farm  |
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"Si
chiamano Mardi Gras, come l'ultimo album dei mitici Creedence
Clearwater Revival, e sono un duo acustico dal sicuro talento.
Cresciuti musicalmente tra Roma e Dublino, Silvia Olivares a.k.a
Six e Fabrizio Fontanelli, voci, chitarre acustiche, hanno un
asso nella manica e prima o poi vedrete lo caleranno e sbancheranno
tutto. Lo si avverte in questo Ep Ballads, che segue quello del
debutto The Moon, pubblicato solo in Irlanda. Si è proprio dall'Irlanda
che voglio partire per analizzare questo splendido lavoro. Durante
l'ascolto infatti le canzoni mi riportano a certe sonorità tipiche
del rock irlandese e parlo di U2 e dei Waterboys più elettrici.
A dispetto quindi del nome che lascerebbe presagire una connessione
forte con il rock americano le tre canzoni del duo romano presentano
un denso tappeto sonoro che completa il loro sound acustico già
ben delineato nel corso di numerose esibizioni live. Questo Ep
si apre con Ballad of love, un brano dall'impatto molto diretto
con lievi venature folkie in cui la voce di Six viaggia tra toni
dolcissimi e altri più aspri modulandosi a secondo del verso cantato.
La seconda traccia, Hard to believe, è una ballata lenta dai toni
acustici in cui emerge un abile lavoro a livello compositivo di
Fabrizio che impreziosice il brano con ottime parti di chitarra.
Meritevole ancora di lodi è il lavoro alla voce di Six che sembra
muoversi con molto agio attraverso brani aggressivi e ballate
dolci, insomma se non è una rivelazione ci manca molto poco. Beneath
The Moon, è un brano che traccia un nuovo sentiero da poter percorrere
e lo fa non senza successo, infatti è un alt-rock giocato su stacchi
e ripartenze che si inseriscono perfettamente su un testo molto
studiato e mediato da una spinta istintiva. Terminato questo terzo
ed ultimo brano viene voglia di ricominciare ad ascoltarlo, forse
tre brani sono pochi ma penso possano bastare come promessa per
un futuro roseo che non tarderà ad arrivare"
Salvatore
Esposito, Aprile 2004
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L'isola
che non c'era  |
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"Silvia
Olivares e Fabrizio Fontanelli, voci, chitarre acustiche e una
grande passione per i Creedence Clearwater Revival; “Mardi Gra”
era il titolo dell’ultimo album della band statunitense ed è divenuto
il nome con cui il duo romano si è presentato al pubblico. Prima
con un demo, “The Moon EP”, uscito solamente a Dublino, successivamente
con “Ballads”, il loro ultimo lavoro, pubblicato, guarda un po’,
il giorno di martedì grasso del 2001. Tre le tracce presenti,
due, Ballad of Love e Beneath the Moon, sono più elettriche, in
sintonia con le atmosfere fine anni Sessanta e qualche pennellata
hippye, mentre Hard to Believe è una splendida ballata acustica
con la voce di Silvia 'Six' Olivares in primissimo piano a ripercorrere
le strade emotive che furono di Grace Slick, Janis Joplin e altre
illustri voci femminili che evocano ancora ricordi intensi. Accompagnati
da un manipolo di ottimi musicisti, i due autori esprimono un
folk-rock di alto livello, e sono certamente maturi e pronti alla
realizzazione di un album in cui sviluppare in modo più ampio
le loro indubbie capacità di creatori ed esecutori di musica".
Andrea
Romano, Marzo 2003
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Mescalina
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"Ancora
prima che questo ep dei Mardi Gras comincia girare sul lettore,
mi sto già aspettando un rifacimento di sonorità
fortemente intrise della tradizione americana per via dei rimandi
al carnevale di New Orleans che il nome porta con sè. Invece
le tre canzoni del duo romano (Fabrizio e Six) non hanno molto
a che fare col martedì grasso nè con la tradizione
d'oltre oceano e ciò aumenta subito la curiosità
del mio ascolto. Lasciando perdere tutte le possibili influenze,
gioco ormai fine a se stesso per chi lo subisce come chi per lo
subisce come per chi lo pratica, questo cd si presenta ad un primo
ascolto con una identità costruita su un tappeto di chitarre
acustiche e sulla voce femminile di Six. Il suono si distingue
per la sintesi e il gusto con cui vengono impostate le canzoni,
per altro di buona scrittura: più che l'iniziale "Ballad
of love", comunque un buon singolo ammiccante, vale la pena
di soffermarsi sulle due vere ballate, ovvero "Hard to believe"
e "Beneath the moon". Entrambe si muovono sulle discrete
variazione guidate dalla voce di Six dotata di fascinazioni malinconiche
che mascherano una certa sobrietà negli arrangiamenti.
In questo senso vanno alcune piccole sfumature di synth, accennate
con grazia, ma forse ci sarebbe bisogno di una chitarra solista
qua e la a fare da contrappunto al canto, senza sbavare sulle
atmosfere oniriche delle canzoni. La dote dei Mardi Gras sta proprio
nella loro essenzialità e nella ricerca svolta sulla scrittura
dei brani: qui vale la pena che si concentri sia il duo romano
sia che li ascolta".
Christian
Verzeletti. Aprile 2002
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Newrockmagazine
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"I
Mardi Gras sono un duo romano, formato da Silvia “Six” Olivares
alla voce e da Fabrizio Fontanelli alla chitarra. Nati artisticamente
negli studi “Salamandra 33” di Roma, hanno trascorso un lungo
periodo a Dublino, le cui atmosfere molto hanno influenzato il
loro percorso musicale. Ascoltando i tre brani che compongono
il demo, non si ha l’impressione di avere a che fare con una band
italiana, e non è facile dare una collocazione al sound che propone.
Già dal nome è chiaro il riferimento al carnevale di New Orleans,
e di conseguenza al particolare blues che nasce in quella città,
ma i Mardi Gras non sono solo questo: il filo conduttore della
loro avventura musicale nasce dalla continua ricerca e crescita.
E nella loro musica c’è un po’ di tutto quello che hanno conosciuto
ed apprezzato: sonorità anglosassoni, riferimenti blues, che emergono
soprattutto nei momenti live, in acustico. Molto bella la voce
di Six, capace di creare emozioni, e non è poco, semplici e diretti
gli arrangiamenti, ottima la registrazione: insomma, un demo veramente
ben fatto. Interessanti tutti e tre i brani: “Ballad of love”
riporta a sonorità bluesy e vagamente folk, la seconda traccia,
“Hard to believe”, è una ballata acustica lenta e d’atmosfera,
molto coinvolgente. “ Beneath the moon”, che chiude il cd, ha
un approccio più pop, anche se i tratti stilistici tipici dei
“Mardi Gras” emergono nettamente. Parliamo dei live: i due artisti
sul palco mantengono intatto il loro sound, proponendo uno show-case
che, se capita, è da non perdere, e che è stato già apprezzato
in locali e festival, sia a Roma che in diverse località italiane".
BRANO
MIGLIORE: Beneath the moon
VOTO:
8
Alessio
Ramaccioni. Marzo 2002
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Circuito
Sonoro
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"Mini
cd di soli tre pezzi ma che lasciano in bocca un sapore molto
piacevole. BALLAD OF LOVE sta tra pop e rock all’americana, briosa
e accattivante nei sui suoni limpidi e aperti; HARD TO BELIEVE
è una ballata acustica un po’ risaputa ma pulita e lineare, ben
condotta da voce e chitarra; BENEATH THE MOON è rock obliquo dall’incedere
narrativo, strutturata con gusto tra stacchi e ripartenze. Si
respira una piacevole aria d’oltreoceano, tra queste tracce, valorizzate
dalla buona voce di Silvia Olivares e da un impianto rock apparentemente
leggero ma efficace, di quelli che fanno battere il piede quando
ci si mette all’ascolto. Un bel biglietto da visita per il futuro.
In bocca al lupo".
Mr.
M. R. Gennaio 2002
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Samigo
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"La
voce graffiante ed emotivamente intensa di Six colora le note
delle oniriche melodie di Fabrizio, il tutto ottimamente impastato
con 2 chitarre acustiche, qualche riuscito suono elettronico e
poco altro: sono i Mardi Gras di Roma. Ma dire che sono di Roma
è un riferimento puramente anagrafico: il loro stile va ben oltre
le mura romane ed italiane, proiettando l'ascoltatore nel mondo
anglosassone, in una dimensione di internazionalità così rara
in Italia. Lei, Six, ha una voce che ti inchioda, una timbrica
che spesso mi riporta alla mia adorata Tracy Chapman e quando
modula con voce roca le melodie dei brani come in "Ballad
of love" ti vengono i brividi. Lui, Fabrizio, ha stile, gusto
compositivo ed è il perfetto complemento musicale alla voce di
Six. Dal vivo si propongono con 2 chitarre acustiche e tengono
il palco alla grandissima. Sono certo che in poco tempo li apprezzerete
in tutti i più importanti club italiani".
Census.
Dicembre 2001
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Rockit
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"I
Mardi Gras sono un duo romano composto da Fabrizio Fontanelli
alla chitarra acustica, autore anche delle canzoni, e da Silvia
Six Olivares alla voce. La loro formazione e l'approccio
essenziale alla musica ci riportano alle esperienze degli artisti
di strada, al loro continuo contatto con il pubblico, ad un modo
di crescere musicalmente purtroppo poco diffuso nel
nostro Paese. Il nome del duo, non a caso, richiama alla mente
atmosfere blues e il Mardi Gras (Martedì Grasso) di New Orleans;
ma è anche un omaggio ai Creedence Clearwater Revival, che così
intitolarono uno dei loro ultimi lavori. Quindi, il primo parto
del duo, Ballads, è stato presentato al M.E.I. di
Faenza dopo essere stato pubblicato in Irlanda, dove si è guadagnato
una recensione sul magazine Hot Press nella sezione
Demo Dip curata da Debbie Skhow che scriveva: I
Mardi Gras hanno optato per un approccio da viaggiatori europei
per la dominazione mondiale.Vengono da Roma, ed hanno scelto Dublino
come sede temporanea: ciò può spiegare la scelta dei testi in
inglese, piuttosto che in italiano. Continua scrivendo:
Non menzionano nessuna data irlandese, ma dal suono di questo
demo sarebbero meritevoli del costo del biglietto del bus per
andarli a vedere in città, se non anche della tariffa aerea per
Roma. Non resta che dare ragione ai colleghi irlandesi e
cercare di non perdere le occasioni, speriamo sempre meno rare,
di ascoltare la voce assolutamente unica di Six".
Silvia
Giagnoni. Ottobre 2001
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Rockit
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Mardi
Gras, Afrodite Records Party 23 Giugno 2001.
"Mentre
la Roma calcistica (nda: giallorossa) ancora festeggiava il primo
sabato da campioni d'Italia, in un locale di Testaccio si teneva
un concerto all'insegna della buona musica. L'occasione il compleanno
di due componenti dello Zoo di Venere: Daniele, il chitarrista
e produttore artistico del gruppo e Dario il batterista. (....)
A seguire il momento acustico per eccellenza: i Mardi Gras, cioè
Silvia "Six"Olivares e Fabrizio Fontanelli, il duo romano
di cui è appena uscito Il primo singolo/Ep: "Ballads".
Hanno incantato con "High Alive", preceduta da un estratto
di "Proud Mary" dei Creedence Clearwater Revival, un
ulteriore omaggio al gruppo ("Mardi Gras è per l'appunto
il titolo di uno degli ultimi lavori dei Creedence); poi hanno
eseguito il loro pezzo sicuramente più forte, "Ballad of
love" per concludere il loro contributo con la brava Six
che si è cimentata in "Piece of my heart" dell'immortale
Janis Joplin"(...).
Silvia
Giagnoni. Luglio 2001
Trovate
qui l'intera
recensione della serata.
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I-dbox
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"I
Mardi Gras, duo romano formato da Silvia Olivares e Fabrizio Fontanelli,
si presentano con un mini cd autoprodotto di ottima fattura. Le
tre canzoni proposte si caratterizzano per le sonorità elettro-acustiche
e per le melodie vocali della vocalist. 1 è un brano di notevole
impatto mentre 2 e 3 giocano maggiormente sulle atmosfere intimistiche.
E' grande il dispiacere per la breve durata di questo lavoro,ma
viene compensato dall'alta qualità del songwriting e di conseguenza
dalle lecite aspettative per le future uscite discografiche. Una
band italiana che riesce a rielaborare gli elementi classici della
musica folk-rock realizzando un ep che non faticherà a trovare
consensi tra la stampa specializzata e noi speriamo anche in un
pubblico più vasto. Un nome da non dimenticare".
Claudio
Vitali. Dicembre 2000.
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Hot
Press
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"I
Mardi Gras stanno prendendo una diversa strada musicale, ma hanno
optato per un approccio da viaggiatori europei per la dominazione
mondiale. Vengono da Roma, Italia ed hanno scelto Dublino come
sede temporanea, questo può spiegare la scelta dei testi in inglese,
piuttosto che in italiano. La lettera di presentazione dice che
le canzoni sono state registrate in cinque mesi e che la band
sta preparando un cd promozionale. I Mardi Gras stanno facendo
delle cose interessanti e sembrano avere letica di lavoro
di cui necessita ogni band per avere successo. Non menzionano
nessuna data irlandese, ma dal suono di questo demo sarebbero
meritevoli del costo del biglietto del bus per andarli a vedere
in città, se non anche della tariffa aerea per Roma".
Debbie
Shkow, recensendo il primo demo dei Mardi Gras "The moon
ep".
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